Dal 22 settembre la notte prevale sul giorno.Cosa cambia nel corpo, perché settembre e ottobre pesano tanto, e la routine graduale per accompagnare il passaggio.

Il 22 settembre cade l’equinozio d’autunno: giorno e notte durano esattamente uguale, e da quel momento la notte comincia a prevalere fino a dicembre.

Nella nostra cultura è una curiosità da calendario. Nella visione ayurvedica è un punto di svolta che il corpo registra concretamente, e che spiega buona parte dei disturbi tipici di questo periodo.

La luce come regolatore

La luce non serve solo a vedere. È il principale sincronizzatore dell’orologio biologico.

La luce che raggiunge l’occhio nelle prime ore del mattino regola quando il corpo produce gli ormoni del risveglio, quando arriva la fame, quando la temperatura corporea sale e scende, e quando la sera comincia la preparazione al sonno.

Da fine settembre la luce del mattino arriva più tardi e quella della sera se ne va prima. Se manteniamo gli orari di luglio, si crea uno sfasamento tra quello che chiede l’ambiente e quello che facciamo.

Quello sfasamento si paga su tre fronti, sempre gli stessi: qualità del sonno, digestione, tono dell’umore.

Ed è la ragione per cui tante persone, in questo periodo, riferiscono di dormire peggio, digerire peggio e sentirsi giù senza che sia successo nulla di particolare.

L’autunno è la stagione di Vata

C’è un secondo elemento che si somma al primo.

In Ayurveda ogni stagione amplifica un principio. L’autunno amplifica Vata, il principio del movimento, le cui qualità sono: leggero, secco, freddo, mobile, irregolare.

Basta guardare la stagione: vento, aria più secca, sbalzi di temperatura tra giorno e notte, giornate che si accorciano rapidamente. Sono esattamente le qualità di Vata.

E poiché il simile aumenta il simile, in autunno Vata sale in tutti, e sale moltissimo in chi lo ha già alto di base o in chi è entrato nella fase Vata della vita, cioè dopo i quarantacinque anni circa.

I segnali sono riconoscibili: pelle e labbra secche, capelli e unghie fragili, gonfiore nella parte alta dell’addome, aria, intestino irregolare o stitico, freddo a mani e piedi, sonno leggero o interrotto, mente mobile, ansia che aumenta senza cause esterne, dolori articolari che ricompaiono.

A questo si aggiunge il calore accumulato in estate. Se Pitta non viene smaltito, in autunno tende a manifestarsi come infiammazione, sfoghi cutanei, acidità, irritabilità.

La routine per attraversarlo

La logica è semplice: se la stagione porta secchezza, freddo, mobilità e irregolarità, tutto quello che fai deve andare nella direzione opposta.

Calore. Cibi caldi e cotti, bevande calde o tiepide, riduzione progressiva del crudo a partire dalla sera. Tenere coperte le zone sensibili: piedi, zona lombare, collo.

Unzione. È la parola chiave dell’autunno. Grassi buoni nel piatto a ogni pasto, e olio sulla pelle. L’automassaggio con olio di sesamo tiepido prima della doccia, tre o quattro volte a settimana, è la pratica più efficace di tutta la stagione. Se non riesci a farlo sul corpo intero, anche i soli piedi la sera valgono moltissimo.

Regolarità. Vata si calma con la prevedibilità. Stessi orari per i pasti, stessa ora per il sonno, stessa struttura della giornata per quanto possibile. In questa stagione la regolarità vale più delle singole scelte alimentari.

Sonno anticipato. Segui il tramonto: anticipa di dieci o quindici minuti alla settimana, senza salti bruschi.

Luce naturale al mattino. Esci entro un’ora dal risveglio, anche solo per dieci minuti, anche con il cielo coperto. È il gesto più efficace, e non costa nulla.

Meno stimoli la sera. Schermi, notizie, discussioni impegnative, allenamenti intensi dopo cena. In una stagione in cui la mobilità è già alta, la sovrastimolazione serale si paga direttamente sul sonno.

Sapori adatti. Dolce naturale, acido e salato riducono Vata. Da limitare l’eccesso di amaro, astringente e piccante, che lo aumentano.

Cereali della stagione. Il riso rosso in particolare è un ottimo cereale per l’autunno: nutriente, riscaldante, ben tollerato.

Gradualità, non salto

L’indicazione più importante di tutte riguarda il modo, non il contenuto.

I testi classici insistono su un punto: nel passaggio tra due stagioni le abitudini si cambiano gradualmente. Si lascia piano quello che apparteneva alla stagione che finisce, si introduce piano quello della stagione che comincia.

Noi facciamo l’opposto. Andiamo avanti con ritmi e cibi estivi finché il freddo non arriva davvero, e poi cambiamo tutto in un giorno.

Il corpo paga quel salto molto più del freddo in sé.

Comincia adesso, mentre fa ancora relativamente caldo. Una cosa alla volta, per due settimane, finché non ti costa più attenzione. Poi la successiva.

L’autunno non è la stagione in cui si perde energia. È quella in cui si impara a conservarla. E chi lo asseconda arriva all’inverno con riserve. Chi lo combatte arriva a novembre esausto.